È con profonda tristezza che la comunità internazionale dell’optometria saluta Bob Sanet. Nato negli Stati Uniti, ha conseguito il titolo di O.D. con lode presso il Southern California College of Optometry nel 1974. In decenni di carriera ha combinato pratica clinica, ricerca e formazione, divenendo una delle figure di riferimento mondiale nella optometria comportamentale e nella vision therapy.
Nel suo percorso professionale ha ricoperto numerosi incarichi ed è stato formatore di tanti colleghi ottici e optometristi, anche italiani, che lo ricordano con grande affetto e stima come testimoniato anche dai messaggi apparsi sui social in queste ore. Molti sottolineano non solo la sua competenza tecnica, ma la sua umanità, empatia, capacità di far sentire ogni persona importante.
In oltre 50 anni di carriera, infatti, ha tenuto più di 400 conferenze negli Stati Uniti e oltre 250 all’estero, contribuendo a diffondere la visione che “la terapia visiva non cura semplicemente gli occhi, ma promuove una corretta integrazione visuo-cerebrale” ed educando generazioni di optometristi e terapisti.
Bob Sanet è stato fondatore e direttore del San Diego Center for Vision Care, centro di eccellenza per la cura visiva. Clinical Director del programma internazionale Special Olympics Opening Eyes Program. Professore a contratto e docente ospite in numerose istituzioni accademiche negli USA e nel mondo: dal Southern California College of Optometry a college in Missouri, passando per centri in Spagna, Italia e altri paesi. Vice-presidente (poi Presidente) del College of Optometrists in Vision Development (Covd), e membro attivo di associazioni professionali come l’American Optometric Association e la Neuro-Optometric Rehabilitation Association.
Per Sanet la visione non era solo misurare difetti o applicare lenti, ma aiutare ogni individuo “a vedere se stesso e il mondo” con nuovi occhi. In epoche in cui l’optometria tradizionale era spesso limitata alla refrazione e alla contattologia, lui spingeva per un approccio integrato, neuro-funzionale, terapeutico.
Da questo punto di vista ha dato un profondo contributo alla comunità ottico optometrica italiana
Nel nostro Paese ha contribuito in modo determinante allo sviluppo della professione e alla diffusione delle tecniche comportamentali. Ha tenuto numerosi corsi e seminari avanzati in Italia, organizzati anche con Federottica e Adoo formando generazioni di ottici optometristi italiani.
Molto rilevante la sua collaborazione con la squadra di pallavolo Mediolanum di Milano, quando ha applicato le sue competenze in Sport Vision per ottimizzare le performance visive degli atleti.
Ricordiamo ancora con piacere di averlo incontrato al Congresso dell’Albo del 2009, a Ospedaletto di Pescantina (Verona), quando, in qualità di membro del College of Optometrists in Vision Development (Covd), presentò degli studi epidemiologici secondo cui l’80% della compromissione visiva degli anziani – che influisce su equilibrio, stabilità posturale e mobilità – poteva essere corretta sia aggiornando la prescrizione degli occhiali sia rimuovendo chirurgicamente la cataratta.
La sua scomparsa lascia un grande vuoto, ma siamo certi che la sua eredità clinica e didattica rimarrà un punto di riferimento fondamentale per tutti i professionisti della visione.
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