Un passaggio di testimone che segna l’inizio di un nuovo corso per Federottica Bari Bat. Lo scorso 23 aprile, dopo diciotto anni di presidenza, Michele Schirone – tuttora vicepresidente nazionale di Federottica – ha lasciato la guida della territoriale ad Anna Lucia Lauria (insieme nella foto). Eletta all’unanimità, la nuova presidente unisce nel suo profilo professionale all’esperienza di ottico optometrista e ortottista, oltre a una profonda radice familiare nel settore. A Ottica Italiana, Lauria illustra i suoi obiettivi: dal rafforzamento della base associativa all’attenzione per i giovani, mantenendo saldo il valore della continuità.
Raccogli un’eredità importante nella storia di Federottica Bari Bat. Che valore e che significato ha per te questa nomina?
«Il valore è grande, importante. Sono tanto emozionata e tesa, perché comunque i 18 anni della guida di Michele Schirone sono stati importanti, ha lavorato tantissimo e mi lascia soprattutto l’impegno di mantenere la continuità su quanto ha costruito in questi anni. A questa continuità vogliamo aggiungere un quid in più di freschezza e di giovinezza».
Come si concilieranno continuità e rinnovamento? Ci sono state nuove nomine anche nel direttivo di Federottica Bari Bat?
«Al momento il direttivo è lo stesso, a fine maggio è in programma il prossimo consiglio nel quale potrebbero esserci dei cambiamenti. Poi, in corso d’opera, vedremo quali saranno le necessità. Ho diverse idee, ma dal giorno della mia nomina a oggi sono stata molto impegnata, ho passato anche alcuni giorni a Roma per la “Race for the cure”, in quanto collaboro come volontaria con la Commissione difesa vista, e non mi sono ancora fermata a pensare attivamente. Scrivo gli appunti su un quadernetto man mano che mi viene in mente qualcosa. Il nostro primo pensiero è di ampliare la base associativa, guardando soprattutto alle nuove generazioni. Sono stata anche docente di una scuola di ottica e credo che farò una chiacchierata anche con i miei ex alunni. Inoltre, ho già preso accordi per il prossimo congresso multidisciplinare di Federottica Bari Bat, ci dobbiamo muovere prima, non vogliamo avere lo stress finale, che sarà a fine febbraio».
Sarà, quindi, un appuntamento che si rinnoverà?
«Sì, assolutamente. Sono entrata in Federottica Bari Bat come responsabile della formazione e mi sono occupata subito dell’organizzazione del congresso, qualche anno fa. Da lì, poi, è andato avanti tutto: occupandomi del programma, delle aziende, degli oculisti e dei politici da invitare. L’impegno di questi anni è stato notato da Michele Schirone che mi ha seguito fino a oggi».
Tu hai una storia profondamente radicata nel mondo dell’ottica, ma una formazione che si è un po’ ampliata.
«Vengo da una famiglia di ottici, è l’ambiente in cui sono cresciuta e che mi ha portato naturalmente a fare questa scelta professionale. È stato importante arrivare da una tradizione di famiglia. Mio padre mi ha sempre detto: “Vedrai che con tutte queste cose che fai, il tuo diploma di ottico è quello che ti servirà in assoluto”. Ed è vero, perché ho anche avuto l’opportunità di insegnare. Poi ho ampliato gli studi con la specializzazione in ortottica e con un master in ipovisione e – grazie alla mia formazione da ottico – ero in grado di fare cose che gli altri non facevano, come leggere le lenti al frontifocometro».
E questa tua formazione si unisce al percorso costruito negli anni da Federottica Bari Bat, con le collaborazioni anche con le cliniche oculistiche di Bari e poi, ultimamente, di Foggia.
«Con la clinica di Bari eravamo già associati, poi è arrivata anche la collaborazione con la clinica di Foggia, che offrono contenuti formativi interessanti. Nel mio cuore c’è sempre l’ottica e l’optometria, ma avendo una formazione multidisciplinare, mi piace trovare un legame tra le professioni e trasmettere questo concetto ai giovani. Il confronto con le altre figure del mondo della visione è un aspetto importante ed è un elemento di continuità, soprattutto nelle attività formative sul territorio di Federottica Bari Bat. Ci siamo sempre aperti alle altre figure professionali e continueremo farlo, in ogni corso che organizzeremo».
Quanto è importante avere una nuova generazione che cresce e che diventa parte attiva a livello associativo per la professione?
«È importante avere i giovani, portano freschezza. Ma non ci dobbiamo mai dimenticare che abbiamo bisogno di formare i giovani e, quindi, serve una formazione molto più attiva che, purtroppo, le scuole non riescono sempre a dare. Largo ai giovani va bene, ma che abbiano formazione e conoscenze. E soprattutto si devono innamorare della professione. E questo è il compito dei colleghi con maggior esperienza, che devono trasmettere questo spirito e questa passione alle nuove generazioni».
